22 Ottobre 2026, di Redazione PMI.it – PMI.it
Lo sciopero degli autotrasportatori si è fermato in Sicilia e in Calabria: tra il 20 e il 21 ottobre i comitati siciliani e Fedralog hanno sospeso i blocchi contro il caro gasolio, mentre in Campania i presidi proseguono fino al 27 ottobre, giorno del nuovo incontro con il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini. Il 22 ottobre il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto per l’autotrasporto che completa l’accordo firmato da Salvini con le associazioni.
La protesta ha svuotato gli scaffali dei prodotti freschi nel Mezzogiorno, lasciato distributori senza carburante a Napoli e fermato stabilimenti come quello Stellantis di Atessa e i pastifici Garofalo, Rummo e La Molisana.
In sintesi:
- il prospetto scioperi del MIT non registra fermi dell’autotrasporto in corso;
- il codice di autoregolamentazione del settore fissa in cinque giorni la durata massima di un fermo;
- Governo e associazioni dell’autotrasporto hanno fissato al 27 ottobre un incontro per verificare l’avvio dei pagamenti.
Sciopero autotrasportatori fino a quando dura: blocchi sospesi in Sicilia e Calabria, presidi in Campania
Il Comitato Trasporto Siciliano ha revocato il fermo la sera del 20 ottobre, dopo il confronto con Salvini, sostenendo che sono state accolte quasi tutte le sue richieste. La sera del 21 anche l’Aias, l’Associazione imprese autotrasportatori siciliani, ha tolto i blocchi sull’autostrada Messina-Catania e davanti al porto di Palermo, dopo una riunione nella prefettura di Catania. Al vertice con le sigle nazionali il Governo aveva annunciato lo sblocco dei crediti d’imposta sul gasolio e nuove risorse per settembre e ottobre.
In Calabria Fedralog ha sospeso il fermo la sera del 21 ottobre «per dare fiducia al governo e al ministero», annunciando un corteo di mezzi verso Roma se l’incontro del 27 ottobre non porterà risposte. In Campania i presidi proseguono fino alla stessa data, con le Forze dell’ordine che scortano i camion che ne fanno richiesta, mentre in Puglia persistono difficoltà nei rifornimenti di carburante.
Protesta autotrasportatori: mappa dei presidi
La protesta degli autotrasportatori al Sud è partita il 16 ottobre con due fermi regionali proclamati, in Sicilia e in Calabria, e con presidi stradali e cortei in altre regioni, spesso insieme agli agricoltori. Dopo le sospensioni del 20 e 21 ottobre la situazione è questa:
| Regione | Situazione al 22 ottobre |
|---|---|
| Sicilia | fermo del Comitato Trasporto Siciliano revocato il 20 ottobre, blocchi dell’Aias sospesi il 21; stato di agitazione in corso |
| Calabria | fermo di Fedralog sospeso il 21 ottobre, in attesa dell’incontro del 27 |
| Campania | presidi a Nola sulla A30, sulla A1 vicino agli interporti di Nola e Maddaloni-Marcianise e nel Salernitano, annunciati fino al 27 ottobre; il 22 ottobre corteo di tir in via Marina a Napoli |
| Puglia | protesta sospesa in parte, difficoltà nei rifornimenti di carburante |
| Lazio | presidi a Formia sulla Variante Appia, con rallentamenti nelle consegne verso Roma |
Il fermo proclamato riguarda solo le imprese aderenti ed è soggetto a durata, preavviso e servizi minimi, mentre i presidi agli svincoli bloccano anche i camion di chi continua a lavorare.
Fermo dell’autotrasporto: durata massima e servizi minimi garantiti
Il fermo dei servizi di autotrasporto merci segue il codice di autoregolamentazione firmato il 20 giugno 2001 dalle associazioni di categoria e valutato idoneo dalla Commissione di garanzia per l’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali con la delibera n. 01/93 del 19 luglio 2001, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 179 del 3 agosto 2001. Il codice limita a cinque giorni ogni azione, impone almeno 30 giorni tra un fermo e il successivo e richiede un preavviso di 25 giorni per i fermi nazionali e di 15 per quelli locali.
I presidi campani annunciati fino al 27 ottobre non compaiono nel prospetto degli scioperi del MIT come fermo proclamato. Durante un fermo le imprese aderenti devono assicurare questi servizi:
| Merce o destinatario | Obbligo durante il fermo |
|---|---|
| Ospedali, farmacie, scuole, mense, case di cura e di riposo | tutti i prodotti destinati a queste strutture |
| Latte | trasporto e distribuzione a giorni alterni |
| Carburanti | 50% del rifornimento ordinario alla rete, conteggiando anche il trasporto in conto proprio delle compagnie petrolifere |
| Animali vivi destinati alla macellazione | trasporto garantito |
| Quotidiani e materiale elettorale | trasporto garantito |
| Altiforni | materiali necessari alla sicurezza degli impianti |
| Rifiuti, acqua potabile, prodotti zootecnici | solo se le autorità sanitarie dichiarano l’emergenza su richiesta di prefetture o protezione civile |
| Ortofrutta e altre merci deperibili | nessun obbligo, salvo i carichi già in viaggio, che devono arrivare a destinazione |
L’assenza delle merci deperibili tra i servizi garantiti spiega perché frutta, verdura e prodotti freschi siano i primi a mancare nei punti vendita.
Caro gasolio autotrasporto: prezzi MASE e fine sconto accise
Il prezzo del gasolio è all’origine della protesta: le rilevazioni mensili del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica sui prezzi self-service indicano per il diesel una media di 1,701 euro al litro a febbraio 2026 e di 2,248 euro a settembre, con un aumento di 54,7 centesimi, pari al 32%. Dal 6 ottobre, con la fine dello sconto sulle accise sul gasolio, l’aliquota è tornata al livello ordinario. Gli autotrasportatori si riforniscono in prevalenza extra-rete, a prezzi che la rilevazione MASE non copre.
A parità di consumi, la differenza tra le medie di settembre e di febbraio produce questi aggravi mensili, calcolati da PMI.it sui dati MASE:
| Litri di gasolio acquistati nel mese | Maggiore spesa al netto dell’IVA detraibile |
|---|---|
| 1.000 | 448 euro |
| 10.000 | 4.482 euro |
| 30.000 | 13.446 euro |
Sulla stessa differenza rispetto al prezzo di febbraio si commisura il credito d’imposta sul gasolio per l’autotrasporto, che copre solo una parte degli aggravi in tabella e arriva con mesi di ritardo rispetto alla spesa.
Stellantis Atessa e pastifici fermi per il blocco dei tir
Fim Cisl e Uilm hanno comunicato che il blocco dei tir ha fermato dal 19 ottobre lo stabilimento Stellantis di Atessa, in provincia di Chieti, tranne i reparti Ckd e Finizione-conversion center, per la mancata consegna dei componenti. Nell’agroalimentare si sono fermati i pastifici Garofalo e Rummo in Campania e La Molisana a Campobasso, per il mancato arrivo di grano e cisterne.
A Napoli diversi distributori hanno esaurito il carburante e la Prefettura ha predisposto un piano per le forniture di farmaci e beni di prima necessità; la compagnia Caremar ha chiesto un piano d’emergenza per il gasolio dei collegamenti con Ischia e Procida.
Aprile e maggio: due fermi nazionali sospesi
In primavera due fermi nazionali erano stati avviati e poi sospesi: quello di Trasportounito dal 20 al 25 aprile, dopo l’investimento mortale di un associato nel Casertano, e quello di Unatras dal 25 al 29 maggio, dopo l’intesa del 22 maggio a Palazzo Chigi che ha portato al rifinanziamento del credito d’imposta sul gasolio.